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Inglese? No grazie non vengo

Ok è vero qualcuno aveva detto a qualcun’altro chi io fossi, e quel qualcun’altro aveva deciso che ero necessario per riportare in auge un’area di business in grande sofferenza. Deciso e fatto. Io assumo cariche delle quali ancora non ne capivo il significato tipo: Global WW Executive Business Leader. Ero contento? Sinceramente non lo sapevo, per lo stipendio sì. Quel qualcun’altro voleva però almeno vedermi e quindi mi invita. In Colorado, d’inverno, da solo. Io ero appena uscito da un corso d’inglese, a Londra, dove, dopo incredibili sforzi dei miei due tutor, un uomo e una donna, ero riuscito a dare la mancia ad un uomo, Patrick, in quanto pensavo fosse il driver. A mia discolpa devo dire che aveva una giacca rossa. Invece era il Direttore Europeo della scuola di Inglese che alla IBM era costata un patrimonio, per farmi imparare. Era il mio esaminatore. Una figura di merda così non la auguro a nessuno. Ovviamente non sapevo che era solo l’inizio. Torniamo a quel qualcun’altro. Lui era Tony, un venezuelano residente negli States. Mi invita appunto in Colorado, leggo le previsioni: bufere di neve. Io non vado. E non sono andato. Passano una quindicina di giorni. Invito per una Convention in Colorado. Molti italiani invitati (tutti a mio riporto) Ok decido di andare. Partiamo. Io ho giubbotto da neve e jeans, adatti per il viaggio e per il trasferimento in albergo una volta giunti lì. Tutto ok il viaggio. Peccato che la mia valigia non arrivi a destinazione. Mi dicono “No problem, you will receive it in 4 hours your Hotel” Cazzo siamo in America non siamo mica in Italia. Tranquillissimo vado a cena con i miei colleghi e veniamo colti da una bufera di neve. Riusciamo a rientrare in albergo alle 2 di notte. Cazzo siamo ancora in Italia la mia valigia non c’è. Dico un sacco di cose che a me sembravano in inglese ma ho capito che erano ancora in italiano infatti nessuno capii che ero incazzato e che avevo bisogno della valigia. Mi danno un survival kit. Vado a dormire e il mattino dopo della mia valigia nulla. Mi rivesto con le stesse cose e comincio a dirmi come si dice in inglese” scusi il mio abbigliamento ma la mia valigia non è ancora arrivata”. Nella hall dell’albergo ci sono circa 200 persone tutte per la Convention. Ovviamente vengono da tutto il mondo. Alcuni incaricati riconoscibili da un abito griffato con il nome dell’azienda, cominciano a strillare: “Bear” e una ventina di persone si radunano e vengono accompagnate in una stanza. “Dog” altre venti si radunano e così via. A venti per volta la Hall si svuota. Rimango io e un incaricato. Io guardo lui e lui guarda me. Alla fine prendo coraggio, gli vado incontro e gli porgo la lettera dell’invito alla Convention. Lui mi guarda, “Ohh Mr………………., you have a special invitation from the President. You are part of the Global World Wide Executive and Business Management” in quel momento io avevo capito solo la parola “Ohh. Credo di averlo guardato….lui capii che non avevo capito e quindi mi fa segno di seguirlo. Io indossavo jeans, scarponi, una maglietta bianca maniche corte e il giubbotto da neve. Ero sudato come un animale. Lui aprii la porta disse qualcosa scusandosi mille volte. Si fece da parte; io vidi quel tavolo con circa 20 persone intorno; c’era un posto libero. Il mio. Entrai. in quell’attimo il mio vocabolario di inglese si azzerò. Erano tutti belli e ben vestiti. Io mi guardai sperando di aver vissuto un incubo. Purtroppo no. Avevo ancora jeans, scarponi, maglietta bianca e giubbotto da neve. Però non sudavo più, ero congelato. Lui Tony, scende dal privatissimo palco, si avvicina, senza sorridere. Mi da la mano e mi dice: “Hi, I’m Tony……………….. nice to meet you” Io muto, completamente muto. Lui mi guarda incredulo. Penso abbia ritenuto che fossi arrivato a piedi dall’Italia. Continua, mi dice delle cose che non ho capito. 40 occhi mi scrutavano. Poi mi dissero che lui mi aveva detto, in inglese ovviamente “immagino che tu sia Moreno……………….., la prima volta non hai risposto al mio invito, la seconda ti presenti con mezz’ora di ritardo e vestito in modo particolare, spero sia solo un momento negativo della tua vita. Ti auguro passi presto.” Credo che il peggio sia stata la mia mancanza assoluta di reazione. Avevo anche dimenticato i classici in inglese come: “I’m sorry”.

Imparai l’inglese alla velocità della luce, mi buttai in tutte le situazioni più difficili e Tony ed io diventammo amici. Molto amici. Non avevo mai lavorato con un Top Manager mondiale e fu davvero una esperienza senza eguali per la quale non smetterò mai di ringraziare la IBM. La IBM invase il mio cervello e ancora oggi sono fiero di averci lavorato. Solo in IBM si possono incontrare le persone con le quali ho lavorato. Alcuni nomi che entreranno nel mio diario: Gaetano, Ennio, Andrea, Massimo, Ugo, Gianni, Dermot, John, Wanda, Patricia..tutte persone che se non sono più in IBM governano le Aziende di maggior successo nel Mondo.

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