Man pulling curtain of darkness to reveal a new better world. Conceptual change, two worlds, hell and paradise.

Direttamente da Simone: quando tutto cambia perché tutto resti come prima

 

Chiesi a Simone di scrivere un suo articolo per tutti noi, per avere una voce fuori dal coro dei soliti Businessman. Lui è un bravo psicologo, moderno, social, molte volte Lui rappresenta la mia vista sul mondo che verrà. Quando ci siamo conosciuti Lui non vedeva le Sue competenze come supporto alla opportunità per gli altri di poter crescere, quanto piuttosto come supporto per coloro che dovevano rialzarsi. Ho imparato ed imparo molto da Lui perché anche ora che ha integrato nel suo modo di pensare il valore per la crescita delle Aziende, lo fa partendo dalle persone che vi lavorano. Lo fa perché ritiene, ed io con Lui, che un cambiamento, che per molti motivi, in Azienda, è ancora una scelta Top-Down, possa essere immediatamente recepito da coloro che un tempo lo subivano, come una opportunità. Preparare la persone al cambiamento prima che il cambiamento avvenga, è un importante acceleratore affinchè i risultati, per raggiungere i quali, si necessita del cambiamento,  si possano davvero raggiungere in un ambiente armonioso dove tutti portano il proprio contributo. Mi piace molto questo approccio. Il cambiamento deve essere consapevole e non “disruption”.

ECCO IL SUO ARTICOLO. DA LEGGERE CON ATTENZIONE. A VOI SIMONE

Nell’epoca della digital transformation quanto è bello parlare di “cambiamento”. Io, da psicologo, cosiddetto “agente del cambiamento”, l’ho sempre ritenuto un concetto dalle potenti doti allucinatorie, come se più ci si spinga a cercarlo e più se ne possa verificare l’inconsistenza, una presunta inafferrabilità. Nel migliore dei casi avviene questo: “Dottore, vorrei cambiare”. Ecco il paziente, im-paziente di cambiare. Molto più frequentemente: “Quanto vorrei che l’altro (figlio, moglie, capo, genitore o chi per esso) cambiassero”. Inconsapevoli che il cambiamento sia prima di tutto auto-cambiamento, qualora decidessero anche di provarci, andrebbero incontro immediatamente a due fatiche potenzialmente letali. Primo. Un comportamento ripetuto nel tempo può finire per diventare parte integrante della tua identità: finisci così per pensare di esistere per gli altri solo in quel modo. Cambiare implica fare altro rispetto agli schemi e questo ti preoccupa. Se cambi, rischi di non riconoscerti più. Secondo. Cambiare vuol dire uscire dal senso comune, fare altro rispetto all’aggrovigliato rapporto di relazioni con il mondo, altro rispetto a quello che ci si aspetta da te. Quando io faccio cose diverse, o che il senso comune non prevede, stupisco, colpisco, a tratti scandalizzo. E questo scandalo non è amato, non vuole essere vissuto, perché intacca la pace di un sistema molto integrato. I sistemi non amano cambiare. Più cambio e più il sistema mi frena, mi chiude o addirittura mi condanna. Il cambiamento vero implica una forza etica più grande, che supera il mero ripetersi di voler fare cambiamento. Non basta iscriversi in palestra per avere un fisico eccezionale, come non basta aver chiuso un contratto con il tuo più grande Cliente per aver portato valore alla sua Azienda. Probabilmente il cambiamento è tanto faticoso quanto banale e questo vale sia per le idee di cambiamento personali che per i processi di cambiamento organizzativi. Ecco dove le persone e le aziende rischiano di fallire. Il cambiamento è fatto dalle tante piccole azioni quotidiane, sciocche, faticose, noiose, le stesse che intaccano le abitudini e gli schemi mentali. Qui fallisce il cambiamento: non nelle grandi decisioni, ma nell’impegno costante e nei piccoli gesti di attenzione quotidiani. Ecco come uscire dalla logica del cambiamento solo a parole, del cambiamento a tutti i costi, del «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima» di gattopardiana memoria. O forse, come diceva Hillman, psicanalista e filosofo statunitense, se dopo cent’anni di psicanalisi il mondo va sempre peggio, questo è dovuto all’insistente e arrogante dirsi continuamente “Cambia!”.

Simone Curto | Marketing Manager | Arxit – Business Solutions 

Psicologo, esperto di comunicazione e di innovazione digitale. Importante esperienza nello sviluppo di strategie di comunicazione digitali (e non) e webmarketing strategico per aziende di carattere nazionale e internazionale. Formatore, esperto in metodologie e tecniche teatrali.

https://it.linkedin.com/in/simonecurto – simone.curto@arxit.it – www.arxit.it

 

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