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Mister No? Ma no!! sono il CFO.

Nel tempo ho sentito molti dire che Decidere fosse bello quanto far Sesso; io dico che i paragoni sono sempre difficili e viene sempre il tempo per fare tutto, e bene. In ogni caso è vero che prima c’è il momento della preparazione, poi c’è il momento dell’immaginazione dinamica: io vorrei fare questo, anzi sono certo che farò questo, e lei dovrebbe reagire, oppure lui il Cliente dovrebbe reagire così, anzi sono certo che lei reagirà così.

Puoi essere l’uomo o la donna più sicura di sé al mondo, ma la bellezza di prendere una decisione o di incontrare lei o lui, procura sempre quel fantastico subbuglio interno, intimo.

In realtà “comandare è meglio che fottere” è una frase che non si dice più da tempo, forse anche perchè chi comandava erano quasi tutti uomini, e quindi forse, rappresentava una frase sessista.

Il vero “bello” però è scoprire che prepararsi per quel momento, in realtà, non serve a gestirlo secondo quanto abbiamo immaginato, ma a prendere decisioni velocemente rispetto alla realtà che si paleserà.

Spesso infatti ciò che accade è diverso da ciò che avevamo immaginato. Quindi la preparazione serve affinchè si sappia cogliere il momento giusto con la decisione corretta.

Molti dicono “inutile prepararsi perchè tanto la realtà sarà diversa”, ma essere preparati ci permette di accettare tranquillamente ciò che accadrà, sicuramente qualcosa di diverso da come lo avevi immaginato, e quindi l’approccio al momento sarà di massima disponibilità, i recettori saranno attivissimi, la voce, il respiro, i movimenti saranno registrati ed elaborati alla velocità della luce e grazie alla preparazione, affronteremo con il massimo delle opportunità in gioco, la decisione.

Tutto ciò è talmente bello, adrenalinico, che può diventare una necessità, si rischia di voler decidere anche quando non serve. E’ un pericolo; anche perché per poter decidere è necessaria quell’attitudine alla decisione che, a lungo andare, potrebbe nascondere i rischi, facendo pensare di essere sempre bravi, capaci, e inducendoci a dimenticare che un grande ruolo, nelle decisioni, lo gioca sempre il culo. (la fortuna)

Ed allora?

Nel mio passato, per gli aspetti professionali, ho sempre individuato, nel mio team, il Mister No. Chi è Mister No? E’ il grande professionista, timorato dal cambiamento e quindi dall’innovazione, ma che nel contempo ne risulta affascinato, ammaliato. Non esprime quasi mai la sua posizione durante le sessioni decisionali pubbliche, ma al caffè ti dice “certo che si potrebbe fare, se…” e quando gli rispondi “bella idea, allora facciamolo” lui ribatte “scherzi? era solo una riflessione ad alta voce ma non ha senso” e si ritira.

Mister No è il collega che tiene tutto sotto controllo mentre tu esplori altri mondi e quando viene il momento….illustri cosa vorresti fare…. lui cerca di nascondersi, si difende, non vuole neanche sentire, ma ascolta, ti dice che sei pazzo, ma intanto fa una cosa importantissima, che solo lui sa fare: comincia a pensare ai dieci motivi per non farlo.

Nessuno è bravo come lui ad elaborare i rischi di una operazione e come d’incanto al mattino, un’ora prima delle 8, lui è già davanti a te, nel tuo ufficio, carico di adrenalina.

Ripensando ai miei amici e colleghi Mister No, devo dire che io ho sempre sospettato che quando mi dicevano i rischi dell’operazione lo facessero per istigarmi ad andare avanti, per aiutarmi ad avere successo, perché i grandi professionisti come i Mister No, hanno caratteristiche diverse, ma amano, anche in maggior misura, avere successo.

Forse non sono mai stato io a cercare il Mister No, ma era lui a cercare me. Forse avevamo bisogno di lavorare insieme quasi a garantire una logica di armonia delle posizioni rispetto ad una opportunità.

Alla fine, sentiti uno per uno i rischi, valutato se avevamo la soluzione, si decideva. Devo dire che condurre una azione con Mister No nel team è una grande esperienza. E’ un collega serio, sincero ed è colui che più di tutti lotta per arrivare al successo.

Molte volte, a ragione, ho valutato colleghi e clienti che si mostravano innovativi, dalla presenza o meno del Mister No nei loro team e quelli che non l’avevano, o la bistrattavano, non hanno mai avuto successo, come Uomini o come Impresa.

Immaginate la vita dei CFO, sembrano nati per non farti mai spendere un euro per innovare ed invece, di norma, è il collega che ti offre maggiori spunti di successo ed il supporto totale durante tutta l’operazione.

Non voglio dire che il CFO sia il Mister No, ma qualche volta sembra proprio lui!!!!.

Dedicato a tutti i miei carissimi amici e colleghi CFO con i quali abbiamo mietuto, insieme, ottime opportunità.

MORENO TARTAGLINI: CEO DI ARXIT S.r.l. moreno.tartaglini@arxit.it – www.arxit.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.

Andare fino in fondo.Ora

Questo è un Mercato davvero strano, per questo sono felice di poter continuare a collaborare con altri Executive e, quando necessario, perchè no, competere; adoro farlo strano, nuovo, il Business. Nel mio passato ho visto i grandi nomi dell’IT mondiale avere successi incredibili e poi traballare, uscire quasi dalla scena, sparire o resuscitare, li ho sentiti affermare che “grande unità di calcolo centrale è la soluzione giusta; ma pochi mesi dopo dire che è meglio “piccola potenza di calcolo ma su server diffusi“. Oppure ho sentito chi diceva “per noi il servizio è compreso nel prezzo dell’hardware!!!” Sei mesi dopo spin off della business unit hardware, perché “ciò che si vende sono i servizi”.

Con queste precedenti esperienze, non voglio dire nulla sulle Soluzioni Digitali, anche se avrei tantissimo da dire. Per esempio sono arrabbiato con quelli che urlavano “il digitale è disruptive!!!” perchè hanno bloccato gli Imprenditori sul nascere dell’ opportunità (li ricordo tutti quelli lì, ci facevano addirittura degli eventi per dire agli Imprenditori che il Digitale era Disruptive). Però sono arrabbiato anche con tutti quelli che arrivavano e arrivano dalle Agenzie, uomini “tutto like e conversioni” (direttamente da Rober de Niro in “Untouchable”), senza un minimo di esperienza di Business, a parlare di Digitale, confondendolo con le sole attività via Social, che hanno trattato le Aziende come dei “rockettari“, vanificando così le loro risorse economiche, sui social appunto, a caccia di like, ma attenzione quelli che andavano davvero di moda, ovvero quelli inutili, senza vendite attaccate. Poi, un giorno, quasi tutti insieme, gli Imprenditori si sono fatti accorti; ed allora come risposta al nuovo atteggiamento degli Imprenditori, sono entrati in campo tutti quelli che esageravano davvero, quelli senza scrupoli, sempre senza produrre un euro di Business per il proprio Cliente. Ricordo a tal proposito un personaggio super, ma super davvero, alquanto “strano”, dire ad un ex grande produttore di calzature di Vigevano: “Il banner è apparso a oltre 10 milioni di clienti!!!!! le pagine sono state cliccate oltre 2 milioni di volte!!!!! i like sono cresciuti a dismisura!!!!” e lui, il calzolaio “mi scusi, ma quanto tempo devo aspettare per vendere più scarpe ed avere il ritorno del mio investimento?” e il super, ma super davvero, con voce calda, fintamente figlia di una riflessione profonda: “veda, io non mi occupo di vendite”….”quello è un problema suo e del suo staff”. L’ho adorato!!!!!, lo aveva raggirato, gli aveva spazzolato il conto in Banca per essere visibile milioni di volte (ma probabilmente solo due o tre in più, di un target probabilmente inutile, sapevano che faceva scarpe a Vigevano) facendo passare il banner sui siti di informazione on line dei canali televisivi i quali già esprimevano numeri quadrupli, in più il super “strano”, elevava al quadrato quei dati…

Non volevo parlare di digitale, ma la passione è passione, e quindi chi mi conosce bene, ed ha lavorato con me in questi ultimi tre anni, sa che per me l’equazione è assai semplice:

  • se non è sistemico non è digitale, e se non fa business non è digitale.

Prova del nove:

  • per fare business deve essere digitale, per essere digitale deve essere sistemico, se è sistemico fa business.

Sembra quindi che l’elemento di partenza sia sempre il Business. Quindi è sempre tempo di imparare per fare Business. Prima di andare avanti sarebbe bene però leggere il mio articolo: il tempo per pensare è finito sul mio Blog www.tritonstreet.it

Il Tempo per Pensare è finito

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Letto? Bene allora…….ho un fantastico Cliente che senza inseguire il dinamismo vertiginoso della tecnologia, ha cambiato molto in 20 anni, ed oggi si ritrova a rappresentare l’innovazione. Adoro questo Cliente, la Sua strategia è stata sempre molto semplice: comprare ciò che serviva a lui e mai ciò che, agli altri, serviva vendere.

Sembra banale, ma molte aziende dal Brand molto affermato, hanno campato sul fatto di creare un Valore, più o meno inesistente, intorno a ciò che volevano vendere, facendolo diventare una necessità per i Clienti. Più forte era il Brand più veloce era questo passaggio. Lui no, lui ascoltava e sempre educatamente, chiedeva approfondimenti, chiarimenti ecc.

Sembra normale, ma purtroppo il Mondo è molto più pieno, assai (rafforzativo che mi è venuto pensando all’esempio), di coloro che non vedono l’ora di comprare ciò che l’altro vuole vendere. (basta i-phone come esempio?)

Compattare ed integrare quanto acquistato, e poi comprare ancora.

Non si è fatto coinvolgere dalla frenesia di possedere le varie tecnologie. Lui, proprio Lui, quello che comanda, scherza dicendo “in verità io avrei voluto lanciarmi in avanti, anche più degli altri, ma quando chiedevo: “quanto tempo impiegherò per ripagarmi l’investimento? Di quanto si incrementeranno i profitti? le risposte, se arrivavano, erano sempre un istante dopo l’inizio di una nuova rivoluzione tecnologica e quindi ciò che di cui avevamo parlato fino a quel momento non andava più bene perchè loro avevano bisogno di vendermi una cosa diversa!!!!!.

Un po’ di mesi fa, mi ha chiamato e mi ha detto: “Moreno vieni a trovarmi, ho voglia di capire la digitalizzazione, come dici tu sistemica, quella in pay per use, ma non da qualcuno che la conosce e basta ma da qualcuno che sa anche come usarla per fare Business e quindi la conosce “intimamente”. “Desidero costruire qualcosa per mostrare a tutti come realizziamo i nostri prodotti e mentre ci siamo parliamo un po’ anche di intelligenza artificiale.” Io gli risposi “Grazie, ma sei sicuro di volerne parlare con me? tu stai tra i grandi del Mercato” e Lui, il mio Cliente senza rispondere alla mia domanda direttamente: “come potrei parlare di Business con chi è venuto da me per tentare di vendermi in passato Mainframe, Server, Help Desk, Storage, Digitale Disruptive, Investimenti sui Social ecc… nei momenti sbagliati, e senza aver fatto in tempo, o esser stato capace, di darmi i razionali economici che gli avevo chiesto?” Lui dice, ed io concordo, che il business è fatto di momenti positivi e negativi, emozioni, passioni, competenze, visioni e rigore e che le nuove -non tecnologie- stanno facendo esplodere i paradigmi e con loro anche tutti i sarchiaponi tecnologici del passato. Si stanno evidenziando le stranezze del mondo IT che avendo costantemente drogato domanda ed offerta, ora non si ritrova più. “Alla fine la gente ha bisogno di risolvere i propri bisogni, quasi come se imprenditore e consumatore fossero dalla stessa parte, offrendo, scegliendo e comprando al prezzo giusto”.

Questa ultima sua considerazione mi scatenò, mi diede il “la” per esprimere il mio pensiero su quanto mi aveva chiesto. Io espressi quindi ciò in cui credevo, ovvero: “Vedi caro M………lo scopo della digitalizzazione sistemica è proprio quello di assicurare al Mercato la relazione “valoriale” Azienda/Consumatore per lo sviluppo esponenziale del Business B2B, B2TC e B2B2TC, (la T non è un errore) e assolutamente non più, e si spera mai più, B2C e B2B2C; l’adozione della «digitalizzazione sistemica» azzera anche gli investimenti delle Aziende, in quanto viene utilizzata con il modello “Pay per Use”.

Condivisi anche la necessità di: “integrare nella transazione commerciale i fondamentali dell’Imprenditore e dell’Azienda rispetto all’Economia Circolare e Inclusiva, consentendone la massima comprensione da parte dei Clienti ed incrementando così la propria immagine sui Mercati”.

E ancora: “La digitalizzazione sistemica deve anche consentire alle Business Unit delle Aziende la possibilità di velocizzare il proprio ingresso su nuove opportunità di Business, o potenziare quelle già esistenti, senza investimenti e senza alcun intervento sul proprio assetto di Information Technology.”

Come un fiume in piena: “Le Soluzioni Digitali Integrate sono capaci di assicurare la migliore soddisfazione di fruizione ai Consumatori e nel contempo le maggiori performance di business a crescita esponenziale per le Aziende”.

Ma non potevo rinunciare a: “Non va dimenticato inoltre che il Valore delle Aziende, la capitalizzazione in questo caso, è proporzionale anche alla capacità di controllo del proprio Customer Journey, il quale, grazie alla digitalizzazione sistemica, deve consentire alle stesse la creazione di percorsi innovativi, efficaci ed operativi alla velocità della luce, immediati; ma anche l’attenzione al miglior utilizzo da parte dei Consumatori, combinato con la garanzia di User Experience di grande valore e semplicità di fruizione”.

e mi avviai a concludere con: “Il goal quindi”, caro M………”è proprio ciò che ti aspetti, ovvero una logica di Collaborazione impresa – impresa – cliente – clienti, per generare Valore, incrementando la consapevolezza e partecipazione agli acquisti da parte dei Consumatori”.

Lui, M………., mi guarda, si rende conto di avermi scatenato, sorride e molto semplicemente dice: “tu parli la mia lingua, mi è sempre piaciuto lo sforzo che fai per allineare i vocabolari, per parlare la stessa lingua, e con il digitale ho capito che è importante allineare anche gli obiettivi ed i Valori che si vogliono generare sui Mercati. Io non voglio sapere cos’è la digitalizzazione, addirittura sistemica, mi serve sapere che tu ed io lavoriamo insieme, collaboriamo, e tu ed io generiamo Valore sul Mercato, producendo profitti per la mia e tua Azienda. Insomma tu non mi vendi nulla, ma devi pretendere il mio impegno sul Business. Mi piace. Da lì fu un Business Case dietro l’altro, ma sempre fatti insieme. Non mi fu mai fatta la domande sul perchè avrebbe dovuto lavorare con me e nemmeno chiesto di dirgli quale sarebbe stato il suo/nostro ROI…..lo abbiamo definito e messo a target insieme. Dimenticavo siamo anche diventati soci.

MORENO TARTAGLINI: CEO DI ARXIT S.r.l. moreno.tartaglini@arxit.it – www.arxit.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.

Non ci sono Cammelli per tutti.

′′ I tempi difficili creano uomini forti, gli uomini forti creano tempi facili. I tempi facili creano uomini deboli, gli uomini deboli creano tempi difficili.” E si ricomincia.

Il fondatore di Dubai, Sheikh Rashid, durante una intervista sul futuro del suo paese, rispose: ′′ Mio nonno camminava con il cammello, mio padre camminava con il cammello, io cammino in Mercedes, mio figlio va in Land Rover, e mio nipote andrà in giro in Land Rover, ma al mio bisnipote gli toccherà tornare a camminare con il cammello……”.

E’ interessante notare quanto gli uomini, tutti insieme, possano incidere sui tempi; è drammatico verificare che nessuno di noi, per quanto ricco o potente, possa modificare, da solo, i cicli Uomini-Tempi. Può solo, purtroppo per tutti, approfittarne per se stesso più velocemente che in passato. Quindi nessuno di noi può prendersela con un uomo. I tempi che viviamo dipendono da noi tutti.

E allora come ho scritto in altri articoli, è importante essere preparati. In questo caso la preparazione è fondamentale per far durare più a lungo possibile i tempi facili, ma anche per ridurre l’impatto negativo, e quindi la durata dei tempi difficili.

Oggi stiamo vivendo la brutta realtà degli uomini deboli che hanno creato e continuano a creare tempi sempre più difficili.

Pare anche che ce la stiamo mettendo davvero tutta.

Si è passati dai tempi facili creati dai nostri genitori e nonni, per quelli della mia età, e dai nostri nonni e bisnonni, per chi è più giovane, a quelli difficili che sono già iniziati, grazie alla nostra generazione di papà e figli. Tutto è accaduto in pochissimo tempo. Noi siamo gli uomini deboli e stiamo consegnando ai nostri figli, ai quali stiamo già chiedendo di essere forti, i tempi difficili.

Abbiamo imparato che “voglio dare tutto a mio figlio, perchè io non l’ho avuto” non sempre vuol dire fare del bene a coloro che più di tutti si ama. Magari l’intenzione era giusta, ma lo abbiamo fatto nel modo sbagliato.

In tutto il Mondo si stanno estinguendo i Leader.

La loro mancanza sul Pianeta è figlia della perdita dei grandi Valori che facevano Forti gli Uomini che hanno vissuto i tempi difficili? Forse certi Valori in cui credere a prescindere, e talvolta la loro crudezza, come la Famiglia, la Patria, il Duro Lavoro, hanno permesso loro di rendere facili i tempi successivi a quelli difficili che hanno vissuto?

Forse essere Leader, appesi a Valori così radicati, è più semplice rispetto ad essere Leader dove gli uomini sembrano meno attenti ai Valori, o ne hanno identificati di diversi? O è il contrario, ovvero non essendoci più gli Uomini Forti allora i Valori si perdono?

Sicuramente noi tutti, o meglio tutti noi che stavamo vivendo tempi facili, siamo stati ingordi, non abbiamo pensato a costruire come hanno fatto i nostri cari vecchi.

Abbiamo saccheggiato tutto, consumato infinitamente di più rispetto a quanto abbiamo prodotto.

Abbiamo ucciso, disboscato, inquinato, sotterrato, alienato, come impazziti dal desiderio di avere di più anche se non ne avevamo bisogno.

Lo abbiamo fatto e lo facciamo senza alcun rispetto per coloro che sullo stesso Pianeta stavano e stanno invece vivendo tempi difficili.

Abbiamo preferito vivere in giacca e cravatta applicando la Finanza ai contenuti costruiti dai nostri vecchi, senza crearne di nuovi. Ci siamo sporcati di meno. Abbiamo pasciuto senza remore.

Come al solito però l’Antifragile, che c’è in me come deve essere in ciascuno di noi, mi ha fatto capire che vivere per avere di più come Individuo, non porta lontano; è l’armonia, sì anche quella economica, con gli Uomini e con l’Ambiente, che ci fa vivere il miglior equilibrio Uomo-Tempo.

Chiamare Business ciò che produce soldi a discapito di tutto e tutti ci ha portati dove siamo.

Noi Imprenditori dobbiamo imparare, subito, a realizzare e chiamare Business solo ciò che genera Valore, garantendo un beneficio per tutti, e contabilizzando in Azienda, come giusto, il sano profitto.

Produrre solo ciò che serve e chiamando Business ciò che è un Valore per gli Uomini e per la Natura, sapendo che proprio con Lei abbiamo un debito molto difficile da estinguere, sul quale però dobbiamo impegnarci a fondo, visto che ha già cominciato a chiedere interessi devastanti.

Non ci sono neanche cammelli per tutti, quindi ci tocca davvero far bene e diventare Uomini Forti per ricostruire Tempi Facili

Cammello: chi è e come vive il cammello

MORENO TARTAGLINI: CEO DI OMICRON DIGITAL S.r.l. tartaglini@omicrondigital.it – www.omicrondigital.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.


Quanto male può fare un rastrello.

Polizia di Stato e Confartigianato Trasporti Veneto rinnovano collaborazione per formazione operatori autotrasporto - Ferpress

Un giorno dovevo comprare un rastrello. Stupidamente, ma molto stupidamente a parere di molti, stavo per salire in auto e, approfittando di un giro in campagna per comprare dell’ottimo pane (la micca) e un salame di media stagionatura, (il rosa), contavo di acquistarlo in un negozietto che conoscevo, molto attrezzato, in quel di Montegrosso d’Asti. Vendeva anche sementi e dell’ottima farina per fare la polenta che macinava lui a pietra. Mio padre più di 20 anni prima ne aveva comprato uno lì. Era durato per tutto quel tempo e lo usavamo anche come zappa!!!. La parte in ferro era fatta dal fabbro di un paese vicino e il manico da una segheria in zona. Insomma quel rastrello parlava il dialetto piemontese!!!!.

Vengo bloccato, non posso (non voglio) dire da chi.

“Cosa? Per comprare un rastrello vai fino a Montegrosso?” ed io rispondo “Ma sì perchè non ho piacere di andare a comprarlo presso i grandi magazzini.” e lui “Ma cosa c’entrano i grandi magazzini, fattelo portare a casa, sei un antico.” “Ma intanto comprerei del buon pane e un ottimo salame” e lui “ottima scusa per non far vedere che non sai comprare da A….n”

In effetti non avevo mai comprato una cosa da A….n. Ma non perchè non sapessi farlo, o meglio avrei sicuramente imparato se avessi desiderato farlo.

Tento di rifiutarmi, ma lui aveva già impugnato il suo smartphone. Un paio di click ben assestati, un paio di scorrimenti con il dito indice, ancora un paio di click e…: “ok antico, preso, arriva domani”.

Parto e vado lo stesso a Montegrosso: non avrei comprato il rastrello ma il pane ed il salame sì. Che fortuna!!!! meno male che il mio amico mi aveva bloccato perchè il negozietto di attrezzi era chiuso..ma quel chiuso, come dire, per sempre. Chiedo al fornaio…”ormai le persone non escono più di casa per andare a comprare” “comprano tutto su A….n!!!!” Mi avvilisco. Non so che effetto faccia agli altri, ma a me sentire che i negozi chiudono a causa di certi modelli di non business, mi avvilisce. E poi il mio rastrello indistruttibile…

Torno a casa, pranzo e considero che quel pane e quel salame erano il massimo del piacere.

Il giorno dopo suonano alla porta, apro, e mi ritrovo davanti ad uno scatalone alto oltre 2 metri; insomma l’equivalente di un albero intero, ma senza le foglie e le radici. Mi incazzo.

Cerco di togliere il nastro adesivo per aprire lo scatolone.. impossibile, strappo. La prima cosa che salta fuori è quel chilogrammo di polistirolo messo un po’ là e un po’ qua nella scatola. Dopo il polistirolo circa 4 metri di nailon con le bolle. Tolgo anche quello. Eccolo, molto più basso dello scatalone, il mio rastrello dentro ad una sacca di naylon. Tolgo il naylon e mi ritrovo il rastrello in mano. Made in China!!!

Ma nooooo. Io evito di acquistare tutto ciò che viene prodotto in Cina. Spero sempre che si possa ancora decidere di farlo. Ho sempre paura che un giorno non si possa neanche più pensarlo.

Chiamo colui che mi aveva bloccato: ” il rastrello arriva dalla Cina!!!. Sto rastrello ha fatto il giro del mondo. Mi sento un coglione a comprare in Italia un rastrello fatto in Cina!!!”

“Ma vuoi mettere il servizio? ordinato ieri e ora già a casa tua, e poi lo hai pagato solo 10 euro e 35″””

10 euro e 35!!!!! Rischio di impazzire. In una sola volta sono stato complice di danni sociali ed ambientali in due Paesi di due diversi Continenti, saltando a piè pari il mio impegno doxastico. “Proprio come essere gentili con chi è arrogante non è meglio di essere arrogante con chi è gentile, essere accomodanti con chi compie un’azione ritenuta malvagia equivale a condonargliela”. (Massim Nicholas Taleb)

Odio quel rastrello. Perchè è stato prodotto dove i diritti umani non sono così tenuti in considerazione, tanto che togliendo imballo, immagazzinamento, trasporto e guadagno di A….n, il produttore avrà preso meno di un paio di Euro, incluso il costo dei materiali, delle persone che l’hanno prodotto ed il guadagno dell’Azienda. In più quel rastrello ha inquinato oltre misura avendo attraversato il Pianeta ed essendo avviluppato in una quantità incredibile di polistirolo e naylon, ed ha contribuito a far chiudere il negozietto di Montegrosso d’Asti che con lo stesso costo mi avrebbe dato un prodotto infinitamente di più alto Valore, senza materie inquinanti per “incartarlo” ed avrebbe dato sostentamento alla famiglia del proprietario.

Talvolta è difficile capire se il successo di certe imprese sia dovuto all’intelligenza dell’imprenditore o all’ignoranza del Consumatore, sta di fatto che cominciare a dire che si è complici di sto rastrello che ne ha fatto di male in giro per il Mondo, è già un bel passo in avanti.

MORENO TARTAGLINI: CEO DI OMICRON DIGITAL S.r.l. tartaglini@omicrondigital.it – www.omicrondigital.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.

In gita: dai, troviamoci per strada.

Un amico quest’oggi mi ha detto: Moreno è più semplice trovarci per strada, così siamo sicuri di arrivare per tempo. Mi sono venuti in mente i fatti di questi giorni.

Quando per passare a prendere tutti si allunga il percorso o addirittura si mette a rischio la gita, è spontaneo dire ai partecipanti, per essere certi di andare: “dai, troviamoci per strada; sai a quell’incrocio o quel bar… alle ore….”

Forse dovremmo fare la stessa cosa per portare a compimento la difficile gita che il Mondo sta facendo. Per ogni coppia di elementi antagonisti, c’è sempre la stessa situazione. Per esempio nel dibattito odierno, se i giovani aspettassero gli anziani forse arriverebbero in ritardo, ma se i giovani non aspettassero gli anziani non saprebbero la strada.

Tra gli individui che organizzano e guidano la gita, si possono riconoscere sempre le stesse caratteristiche:

Gli ignavi hanno la scusa per non fare nulla: “ragazzi tutti fermi perchè dobbiamo aspettare gli anziani” passando così anche per altruisti.

I prudenti hanno la scusa per non partire mai perchè “stiamo aspettando gli anziani, e non è prudente lasciarli da soli” sapendo che da soli gli anziani non partiranno mai e se mai lo dovessero fare, arriverebbero decimati. Comunque i prudenti passano per responsabili.

Gli attivi a prescindere, sono quelli che dicono “dai che si parte!!!” Incamminandosi oppure andando verso l’auto. Tutti in disaccordo e ancor più fermi, perchè “partire a prescindere non ha senso”. E quindi gli attivi passano per insensati.

I disponibili opportunisti, ovvero quelli che si mostrano disponibili a fare tutto, tanto sanno che nessuno accetterà di partire, diranno: “ragazzi io se volete ci sono, passo a prendere gli anziani e li porto con me”. Tutti in disaccordo perchè non ha senso un po’ di anziani si e gli altri no. Però i disponibili opportunisti passano per quelli che tutti vorrebbero avere come amici.

I disponibili pirla, ovvero quelli che sono davvero disponibili e che considerano un premio fare qualcosa per gli altri. Questa categoria di individui normalmente dice “ragazzi io davvero vorrei andare a prendere gli anziani, partirò all’alba per essere certo di arrivare in tempo, se qualcuno si unisce a me li prendiamo tutti”. Tutti gli altri individui pensano “ma guarda sto pirla, adesso lui passa per uno buono ed io che non ho voglia di andare, faccio la figura di quello che se ne frega degli anziani”. Allora giù ad inventare problemi così grandi che solo un matto può pensare di andarli a prendere. (Il disponibile pirla è sempre un po’ pericoloso perchè scuote le coscienze, cosa che non si dovrebbe mai fare in una comunità allegramente menefreghista). I disponibili pirla sono quindi inopportuni e stancano.

I Top Manager, ovvero quelli per i quali partire è semplicemente un dato, quello che conta è arrivare e cosa fare sul posto. La posizione dei Top Manager è chiara e senza limiti “con soli 200 Miliardi abbiamo certezza di prendere tutti gli anziani, li carichiamo su navicelle spaziali monoutente private, gli facciamo fare il giro della Terra un paio di volte mentre i giovani arrivano a destinazione e preparano l’ambiente per gli anziani di ritorno dallo spazio”. Giusto, preciso, entusiasmante. Peccato che non abbiamo ne i soldi ne le navicelle e forse ci perderemmo gli anziani nello spazio. Comincia a serpeggiare il dubbio che i Top Manager non servano, siano inutili, e lentamente si fa in modo che non ve ne sia più traccia.

Gli incompetenti: “ragazzi ovviamente non chiedete a me cosa bisogna fare perchè io non ci capisco nulla. Parlo perchè ho la lingua in bocca ma siamo d’accordo che ciò che dico non conta nulla? Non facciamo scherzi” Ecco questi sono gli onesti. Sarà mica facile stare al comando e aver il coraggio di dire che si è incompetenti e comunque lottare per restare al comando.

Quelli che non hanno mai lavorato. Gli scansafatiche. Questa è una bella categoria perchè basta dirlo, fare outing “io comando ma non ho mai lavorato. I tempi, lo stile e i ritmi del sano lavoro non mi appartengono”. A loro è concesso tutto, perfino mettere le rotelle a ciò che dovrebbe stare fermo, spendendo una parte dei soldi che avrebbe usato il Top Manager per mandare gli anziani in orbita. Questi appaiono, tengono accesa la discussione per un po’ e poi spariscono

Gli sbadati, ovvero quelli che hanno lavoricchiato, ma hanno anche truccato il valore delle proprie esperienze, ma non lo ricordano. A questi si perdona tutto. E’ un fatto di coscienza. Suvvia, chi nella vita non ha raccontato una balla per averne un vantaggio?. Non ci si può scannare con “un fratello”

Quello bravo. Bè quello bravo sa come fare, è già andato e tornato più volte. E’ proprio bravo. Dai è quello giusto. Egli declina però tutti gli inviti a guidare perchè è talmente bravo che sicuramente dopo questa esperienza con gli ignavi, i prudenti, gli attivi…………………….. lui risulterà meno bravo. Davvero, non si può pretendere che uno bravo si sacrifichi.

I lamentosi. Questi ci sono sempre in ogni compagnia e si compongono del numero più folto di individui. Pensano che non sia importante sapere cosa fare, ma far pensare che lo si sappia, lamentandosi di ciò che viene fatto dagli altri. Dei perditempo superlativi

Non ci restano che gli Opportunisti, che devono essere anche un po’ incompetenti, sbadati, ignavi. Questi servono moltissimo affinchè non si creino mai spazi vuoti tra i corpi (mai tra i cervelli) della compagine che detiene la guida della gita. Proprio per questa capacità, fondamentale, anche se totalmente inutile per partire e ritrovarci per strada, li chiameremo i COSTRUTTORI

MORENO TARTAGLINI: CEO DI ARXIT S.r.l. moreno.tartaglini@arxit.it – www.arxit.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.

Che voglia di Leader!

Quel giorno a New York, di una decina di anno orsono, stavo pensando, guardando al futuro, ma non lo sapevo. Sono felice di aver continuato a pensare guardando al futuro senza saperlo. Sono felice di guardare al futuro senza imbarazzo e senza ansia. In ogni caso spero di continuare a pensare al futuro in modo naturale.

Scattai questa foto dal mio alloggio di un grattacielo di New York durante una delle mie ultime permanenze in questa incredibile, e da me adorata, metropoli.

Mi aveva colpito il fatto che molte persone, in un’area ristretta, sapessero, tutte, perfettamente, cosa fare. E’ New York. Caos disciplinato. Nessuno stava fermo, nessuno guardava nel vuoto, nessuno parlava, ciascuno era preso dalla propria attività e tutti insieme stavano costruendo un grattacielo!!!!!! Un grattacielo!!!!!!! Quella roba che gli altri guardano affascinati.

Decisi di farla in bianco e nero perché risaltasse anche il colore della pelle. Sì perchè come si può vedere ci sono uomini bianchi e uomini di colore. Ho pensato a quante ingiustizie e quante vite umane era costato l’istante “fermato” da questa foto e oggi, mentre aggiorno questo articolo, penso anche a quante ne sono ancora costate da allora.

Ora anche quì da noi. E ce ne freghiamo come allora.

Ho guardato questa foto molte volte.

Guardandola mi viene sempre in mente che se ciascuno sa cosa deve fare, e sa cosa tutti insieme potranno realizzare, allora, forse, nessuno avrà il tempo di discutere se è bianco o è nero.

Osservai gli uomini della foto più volte, andarono avanti così tutta la mattina. Ad un certo punto suonò una sirena. Mi affacciai. Lentamente, ma tutti insieme, camminarono verso il lato destro del piano in costruzione, presero una tavola, si sedettero tutti insieme, e iniziarono a consumare il loro pasto. Ho preso la macchina fotografica ed ho inquadrato.

Stavo per scattare una foto.

L’istante era incredibilmente pregno di valore. Immaginavo già la bellezza della foto in bianco e nero. (sapete che mi piace fotografare e coloro che non ci capiscono dicono che sono bravo; sono molto fortunato in quanto sono infinitamente di più coloro che non ci capiscono che quelli che san tutto della fotografia)

Mi sono vergognato, non l’ho fatto. Non ho scattato.

Stavo per rubare un momento intimo di uomini di diverse razze, che nell’incanto di quel gesto apparentemente normale e così umile, come consumare il pasto seduti su una tavola da carpentiere, stavano in realtà condividendo l’orgoglio di realizzare insieme un’opera così importante. Ero già stato fortunato per il fatto che la situazione mi avesse scatenato pensieri e considerazioni.

Tre anni fa, quando scrissi parte di questo articolo come molti lettori dell’articolo di allora ricorderanno, condivisi la seguente opinione: ” penso che forse la causa di tutti i nostri malesseri in Italia ed in Europa sia proprio quella di non avere obiettivi comuni da moltissimi anni, in nessun settore”.

Questa foto mi aiuta, e spero ci aiuti, a riflettere sul Valore di avere obiettivi comuni per mostrare che se sono condivisi e i ruoli sono chiari, allora il successo è realizzare l’opera, consapevoli che solo insieme si può provare l’orgoglio, intimo, privato, di esserci riusciti.

Tutte le volte che sento l’impulso di fare da solo, “perché faccio prima” penso, guardo la foto e mi dico: “se perdo un po’ di tempo ad insegnare ad altri ciò che so, l’opera alla quale sto partecipando può venire più bella di come sarebbe se la realizzassi da solo e avrò l’opportunità di imparare ancora”. Questo pensiero fa il paio con una frase che un grande Executive mi disse nel pieno del vigore della mia crescita professionale: “non perdere tempo a dimostrarci che sei bravo. Lo abbiamo già capito. Aiutaci a far crescere il tuo Team e fare in modo che tutto il Team raggiunga i risultati che tu da solo non potrai mai raggiungere”.

Una frase che segnò il mio stile da lì in avanti.

Tornando all’articolo, sono passati tre anni da quando ne scrissi il corpo, e invece di veder migliorare la situazione, abbiamo assistito ad un peggioramento, anche se allora poteva sembrare davvero impossibile.

Inutile, servono i Leader. C’è voglia di Leader. Ma quelli veri. Chi mi segue ha già letto dei miei pensieri e delle mie considerazioni sui Manager; lo faccio sempre con lo stesso stile, senza voler insegnare nulla, ma con la certezza di aver vissuto grandi opportunità da condividere come esperienze per coloro che crescono, tra i quali mio figlio.

www.tritonstreet.it/nessuno-e-autorizzato-a-perdere-lasciate-che-sia-io-a-farlo/

Il ruolo del Leader è quindi quello di fissare chiaramente l’obiettivo, deve farlo con onestà, garantendo a tutti un ruolo nell’ambito del Team con la consapevolezza che anche chi la sera pulirà il pavimento del piano del grattacielo in costruzione, oppure riporrà gli attrezzi degli specialisti carpentieri, avrà dato un contributo importante alla costruzione di una grande opera, Il grattacielo.

MORENO TARTAGLINI: CEO DI OMICRON DIGITAL S.r.l. tartaglini@omicrondigital.it – www.omicrondigital.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.

Quando si diventa figlio del Tempo. Un’ora fa

Un’ora fa. Ero uscito dall’ufficio e stavo andando a mangiare qualcosa (mi pare di aver già scritto che quando ho appetito faccio due passi per andare a mangiare perchè non mi piace farmelo portare da un rider). Cammino, entro nel Bar, noto con piacere che si può consumare all’interno, seduti e senza mascherina. (ho perso un po’ il controllo di cosa si può fare e cosa no). Ad un tratto vengo attratto. E’ una mano che sventola in segno di saluto. E’ collegata ad una persona seduta al tavolo in sala. Ma accipicchia sventolava tantissimo. Devo andare a salutare, odio essere maleducato. Mentre mi avvicinavo cercavo di mettere a fuoco il suo volto e intanto saliva l’ansia. Non riesco a riconoscerla. Mi tocco il viso per accertarmi che indossassi gli occhiali. Erano al loro posto. Il flop veniva dal cervello e non dai sensi. Decido: ” ok come a volte capita sorriderò, parleremo per 2 minuti e poi passerò la giornata a chiedermi chi fosse”. Ormai non posso evitare di ingaggiare direttamente il suo sguardo, sono troppo vicino anche se ancora distante. I suoi occhi sono scuri, le labbra carnose…le labbra? un pensiero rapidissimo, ma come faccio a vederle? Eppure la conosco. La saluto sventolando anch’io la mano mentre continuo a pensare chi è. Noto che i tavoli, anche se disposti a distanza di sicurezza, sono comunque vicini per consentire agli ospiti di ascoltare cosa avrei detto. Lei mi sorride……è un sorriso cordiale, che sono certo di ricordare. Un emisfero del cervello scannerizza tutti i volti, dall’infanzia ad oggi, comprese le attrici che ovviamente man mano escludevo data la situazione. Con l’altro emisfero componevo frasi adatte alla situazione, in positivo se avessi ricordato, e in negativo se ciò non fosse avvenuto, e tante da reggere almeno un paio di minuti di dialogo. Sono pronto, non posso darle la mano, non posso avvicinarmi. E’ certo, tutti udiranno ciò che dirò. Ma sono prontissimo a dire una frase di circostanza. Improvvisamente l’emisfero con lo scanner si ferma, la riconosco, è lei è….ma nello stesso istante perdo il controllo dell’altro emisfero e quindi di tutto ciò che transita dal cervello e va alla bocca, e, mentre chiudo gli occhi per la stupidaggine che sta per uscire e che non posso più fermare, esclamo: “scusa, ma senza mascherina non ti ho riconosciuta.” Ho ancora gli occhi chiusi mentre sento gli avventori dei tavoli vicini sorridere. Sorride anche lei… e così fa anche la sua amica con la quale stava pranzando. Anche stavolta è andata bene, ma ho capito che ormai sono figlio del Tempo che viviamo.

MORENO TARTAGLINI: CEO DI ARXIT S.r.l. moreno.tartaglini@arxit.it – www.arxit.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.

Si perdono i Valori della cultura.

Quest’oggi ho letto l’ennesimo articolo su Amazon; questa volta ha comprato 11 aerei, si dice per consegnare più velocemente i propri prodotti, e mi è tornato in mente questo articolo che scrissi un po’ di tempo fa.

Chiude la storica libreria Paravia di Torino, la seconda più antica d’Italia: “Amazon ci ha distrutto” https://lnkd.in/gA6UWh4

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è paravia.jpeg

E’ sempre triste quando in nome del Business si distruggono i Valori e le Tradizioni. E non è un problema di difesa delle posizioni, o di stizza verso colui che prospera, ma di perdita reale di Valori per tutti.

E’ la stessa tristezza che provo quando vedo quei signori che sfrecciano con gli zaini in spalla per consegnare il food, mettendo a disposizione il loro Valore ad ogni pedalata, senza mai avere, una volta per tutte, un compenso adeguato. (Oggi, dopo due anni da quando scrissi questo articolo, la situazione è appena appena migliorata). L’unica cosa certa è che questa non è innovazione.

Ciò che ho realizzato nella mia vita credo testimoni che adoro l’innovazione essendone stato ed essendone anche un artefice “qualificato” e che sono attratto dalla generazione di profitti come pochi altri; molti miei nuovi modelli di Business creati per i Clienti e non solo, sono stati un grande successo in questo senso. Credo quindi di poter dire che non sono un uomo legato al passato, ma ho convinzione che l’innovazione dovrebbe sempre generare nuovo Valore, rendendolo fruibile a molti, e sostenendo chi potrebbe perderlo, tra questi l’Ambiente e il Sociale.

(Questa paragrafo l’ho aggiunto ora). L’Innovazione quindi non è un atto di furbizia, ma il desiderio di crescere applicando visione, competenza, etica, stile e generando così le nuove opportunità di profitto. L’innovazione è tale se prevede di includere nuovi beneficiari dell’opportunità, ed è quasi sempre figlia della collaborazione.

Se il nuovo modello si regge su questo fondamentale allora è Business, moderno, intelligente, condivisibile, ammirato ed è un esempio per tutti; se così non fosse però, è un’altra cosa, fino a pensare che le persone oneste non dovrebbero realizzarlo e quelle avvedute non dovrebbero utilizzarlo. Io non uso Amazon, forse solo perchè non ne ho mai sentita la necessità, e quando ho appetito faccio volentieri due passi e vado a mangiare qualcosa.

Per capire meglio ciò che intendo, ovvero la differenza nello stile di fare Business, basta leggere questo articolo a seguito di una intervista ad uno dei Manager più importanti al Mondo.

MORENO TARTAGLINI: CEO DI ARXIT S.r.l. moreno.tartaglini@arxit.it – www.arxit.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.

Nessuno è autorizzato a perdere; lasciate che sia io a farlo

“Nessuno è autorizzato a perdere; lasciate che sia io a farlo” è la frase che un Manager o un Executive di un team di vendite oppure un Amministratore Delegato dovrebbero dire tutti i giorni ai propri team o ai propri dipendenti. Aiuta anche se stessi. Questa frase racchiude in se l’eccellenza del processo di vendita e non solo. Io l’adoro. Io ho visto e vedo gli occhi soddisfatti, ammirati di coloro che la ascoltano perché “sentono” forte la leadership di colui che la dice, la totale sua disponibilità ad aiutare il team a vincere, ed ancora il senso del commitment che il Manager, l’Executive o il CEO condividono con tutti. Si porta dietro però un grande rischio: è necessario vincere, spesso, possibilmente molto spesso, quando il collega cede la mano e dichiara di non farcela. Se non si vince si insegna al Team che tutti sono autorizzati a perdere, basta solo ricordarsi di farlo fare al Boss per dimostrare che non si poteva far altro. E allora è importante che come per tutte le decisioni forti, escludendo quelle coercitive che si basano su altri concetti e comportamenti, si sia consapevoli di dover mettere in atto competenze, rigore, rispetto, passione, stile ecc..senza eguali. Dall’altra i vantaggi di un Manager o di un AD, rispetto a chiunque altro in Azienda, sono importanti di fronte ad un Cliente e quindi bisogna conoscerli ed utilizzarli per vincere.

“Nessuno è autorizzato a perdere; lasciate che sia io a farlo” è un milione di volte in più rispetto ad offrirsi solo per aiutare, è un milione di volte in più rispetto a dire “l’Azienda è a tua disposizione”, è un milione di volte in più di qualsiasi corso che spieghi le tecniche di vendita, capacità relazionali e quant’altro; insomma è un milione di volte in più di tutto. Ma ahimè questa frase ha un altro problema: il manager deve essere Manager, perchè ha qualcosa da insegnare, ha qualità importanti, è capace di individuare e percorrere, arrivando al traguardo, la via del successo. Ha leadership, serietà, autorevolezza insomma è un Manager. Io ho sempre proposto ai miei collaboratori Manager di guardarsi allo specchio e dire almeno una volta la frase: “Non sei autorizzato a perdere; lascia che sia io a perdere”. Se non viene fuori educata, determinata, forte, credibile, allora la prima cosa da fare è prepararsi, preparare se stessi ad aver successo, con la consapevolezza che si può perdere, ma solo per imparare dalla sconfitta come vincere. Solo la determinazione ad aver successo ci farà capire che abbiamo bisogno di imparare per aver successo. La crescita continua delle competenze, l’abnegazione, il sacrificio, la curiosità, la concentrazione sono assolutamente necessarie. Ma è il senso di rispetto verso il Team che guidiamo che ci deve spingere oltre ogni ostacolo. Nessuno ama il Manager che condivide le sconfitte accampando scuse, o il Manager che condivide con il team i problemi dell’Azienda per prepararsi ad una eventuale sconfitta. Ormai quasi tutti i dipendenti del mondo hanno imparato a proprie spese che non esiste l’Azienda perfetta, e quand’anche molte cose in Azienda fossero vicine alla perfezione, si vince sempre grazie alla preparazione della persona e alla sua determinazione a vincere. Quindi, caro il mio Manager, ricordati che in Azienda nessuno ti chiede di partecipare, ma ti viene chiesto di aver successo e di guidare il tuo team al successo; la sconfitta non è mai colpa di qualcun altro…è sempre e solo colpa Tua. Quindi organizza, pianifica, impara per due motivi: il rispetto che devi al ruolo che ti è stato assegnato e il tuo piacere di guidare al successo il tuo team. Se hai l’ambizione del ruolo, ma non hai rispetto per il ruolo, o se sei un solista del successo, ma non provi piacere per il successo degli altri, allora lascia perdere; “Nessuno è autorizzato a perdere, lasciate che sia io a farlo” non uscirà mai dalla tua bocca come il tuo team vorrebbe e allora ti guarderà smarrito, sperando di avere presto un altro Manager.

MORENO TARTAGLINI: CEO DI OMICRON DIGITAL S.r.l. tartaglini@omicrondigital.it – www.omicrondigital.it – www.tritonstreet.it -Sono un imprenditore. Credo nella convergenza tra innovazione e tradizione. Consapevole delle necessità come Individui, Cittadini, Consumatori, sono attratto dai fondamentali dell’Economia Circolare per garantire lo sviluppo delle Imprese. Sono (stato) un Executive della IBM, lo scrivo perchè Executive della IBM non si smette mai di esserlo. Sono convinto che in certi momenti della vita sia importante condividere con altre persone le opportunità vissute per generare sempre più Valore per la Società, per l’Ambiente e per le Imprese.

NearWally è su Facebook

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La pagina Facebook dedicata a Near Wally, il cagnolino che racconta la sua storia, e lo fa attraverso le foto che arrivano da tutti i suoi amici pelosetti, è diventata tutta al femminile. E’ gestita da un gruppo di ragazze, signore, operaie, modelle, studentesse, manager, negozianti, professioniste, che hanno imparato da sole a gestire una pagina Facebook. Probabilmente faranno degli errori ma la passione con la quale narrano di Wally è unica. Con molta semplicità e simpatia offrono contenuti e consentono a tutte le donne di poter comunicare le cose che stanno facendo, per diletto o per lavoro. L’altra cosa certa che hanno in comune, oltre alla pagina Near Wally, è l’amore per gli animali. Arxit è orgogliosa di aver offerto loro una pagina dentro alla quale poter condividere le proprie passioni, senza barriere religiose, politiche, sociali, culturali ed economiche. Arxit augura a tutte di avere sempre un simpatico Wally al quale poter stare vicino, che sia un pelosetto, un sogno, una speranza.

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